Detto popolare
L'acqua della fonte all'oppio fa bene al fegato e al corpo
Prima che l’acqua arrivasse comodamente in ogni casa, la Fonte all’Oppio era una tappa quotidiana per molte famiglie di Cavarzano, che qui venivano a riempire fiaschi e bottiglie con un’acqua fresca e considerata da molti migliore di quella dell’acquedotto.
La storica sorgente si trova poco fuori dal borgo, immersa nel verde e nel silenzio dei boschi che circondano il paese. Il suo nome deriva dal grande “oppio” — termine locale con cui viene tradizionalmente indicato l’acero campestre — che ancora oggi svetta proprio sopra la fonte con la sua presenza maestosa.
Per generazioni la Fonte all’Oppio ha rappresentato un piccolo ma importante punto di riferimento della vita quotidiana di Cavarzano. Specialmente durante i mesi estivi, l’acqua della sorgente era apprezzata per la sua freschezza e per il gusto particolarmente gradevole.
Fino a circa quaranta o cinquant’anni fa era consuetudine, soprattutto nel tardo pomeriggio, raggiungere la fonte con una o due fiasche da riempire per la sera e per il giorno successivo. Quel gesto semplice faceva parte delle abitudini del paese e trasformava la fonte anche in un luogo di incontro e di socialità tra gli abitanti.
Successivamente l’acqua venne analizzata e dichiarata non potabile, ponendo fine a una tradizione che aveva accompagnato intere generazioni di cavarzanesi. Nonostante questo, la Fonte all’Oppio conserva ancora oggi un forte valore affettivo nella memoria collettiva del paese.
Passeggiando nei dintorni della sorgente si percepisce ancora il legame profondo tra la comunità di Cavarzano, il bosco e le antiche abitudini quotidiane che per secoli hanno scandito la vita del borgo.
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L'acqua della fonte all'oppio fa bene al fegato e al corpo